
La sapienza del vangelo che rende differenti
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 44-52)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
«Concedi al tuo servo un cuore che ascolta». È la preghiera di Salomone. Non chiede potere, successo o vittorie, ma sapienza. È forse la domanda più necessaria del nostro tempo. Viviamo infatti nell’epoca delle opinioni senza conoscenza, dei giudizi senza ascolto, delle reazioni senza riflessione. Tutti parlano di tutto. Tutti si sentono competenti su tutto. Un titolo, un post, un video di pochi secondi sembrano sufficienti per emettere sentenze definitive. E intanto cresce un clima di aggressività nel quale chi la pensa diversamente non è più un interlocutore, ma un nemico da umiliare.
Anche i cristiani, purtroppo, non sempre si distinguono. Sui social, nelle discussioni pubbliche, perfino nelle conversazioni quotidiane, si parla con la stessa rabbia, si alimentano le stesse contrapposizioni, si condividono le stesse semplificazioni.
Eppure il Vangelo ci sta educando, domenica dopo domenica, a uno stile completamente diverso.
La parabola del seminatore ci ha ricordato che non bisogna fermarsi alle apparenze. Un seme è piccolo, quasi insignificante, ma racchiude una vita immensa. La sapienza sa guardare oltre ciò che appare e non confonde mai il visibile con il vero.
La parabola del grano e della zizzania ci ha insegnato qualcosa di ancora più difficile: resistere alla tentazione di dividere il mondo in buoni e cattivi. Gesù non nega il male, ma ci mette in guardia dalla presunzione di identificarlo sempre negli altri. Il bene e il male attraversano ogni cuore. Chi vive di slogan cerca colpevoli; chi cerca la verità affronta la complessità.
Oggi il Vangelo compie l’ultimo passo. Il Regno è un tesoro nascosto, una perla preziosa. Solo chi possiede la sapienza sa riconoscere ciò che vale davvero. E la sapienza evangelica consiste proprio nel dare il giusto peso alle cose, senza lasciarsi dominare dall’emozione del momento.
Per questo la santità, oggi, è anche un modo diverso di abitare il mondo. Santo è chi non reagisce d’istinto, chi non alimenta l’odio, chi rifiuta il linguaggio della violenza, anche quando tutti lo fanno. Santo è chi verifica prima di condividere, ascolta prima di giudicare, cerca di capire prima di condannare. L’aggressività non è mai una forma di testimonianza cristiana. L’odio, anche quando si traveste da difesa della verità, resta incompatibile con il Vangelo. Non basta avere ragione: occorre avere anche lo stile di Cristo.
La Chiesa ha sempre insegnato che la fede non spegne la ragione, ma la porta a compimento. Il cristiano non è uno che “va dove lo porta la pancia”, ma uno che lascia che intelligenza, affetti, parole e decisioni siano governati da una coscienza illuminata dal Vangelo. Forse oggi il segno più credibile della santità non è fare cose straordinarie, ma essere uomini e donne così sapienti da non lasciarsi contagiare dall’odio. Perché il mondo ha già abbastanza persone che urlano. Ha bisogno di cristiani che sappiano pensare, discernere e costruire pace.
L’aggressività sociale trova nei dispositivi mobili e nei computer uno spazio di amplificazione senza precedenti. Questo ha permesso che le ideologie abbandonassero ogni pudore. Ciò che fino a pochi anni fa non si poteva dire senza rischiare di perdere il rispetto di tutti, oggi può essere espresso con la massima crudezza anche da alcune autorità politiche e rimanere impunito.
Fratelli tutti, 42
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La sapienza del vangelo che rende differenti
«Concedi al tuo servo un cuore che ascolta». È la preghiera di Salomone. Non chiede potere, successo o vittorie, ma sapienza. È forse la domanda più necessaria del nostro tempo. Viviamo infatti nell’epoca delle opinioni senza conoscenza, dei giudizi senza ascolto, delle reazioni senza riflessione. Tutti parlano di tutto. Tutti si sentono competenti su tutto. Un titolo, un post, un video di pochi secondi sembrano sufficienti per emettere sentenze definitive. E intanto cresce un clima di aggressività nel quale chi la pensa diversamente non è più un interlocutore, ma un nemico da umiliare.
Anche i cristiani, purtroppo, non sempre si distinguono. Sui social, nelle discussioni pubbliche, perfino nelle conversazioni quotidiane, si parla con la stessa rabbia, si alimentano le stesse contrapposizioni, si condividono le stesse semplificazioni.
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