La Parola è la mia casa: [05/07/2026] XIV dom TO anno A

Comunità pastorale delle parrocchie di Chiuro e Castionetto

La Parola è la mia casa: [05/07/2026] XIV dom TO anno A

Il Re sul cavallo da guerra o il Re mite in groppa ad un asino?

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30)

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Fin dalle sue origini Israele ha dovuto imparare che il Regno di Dio non coincide con i regni degli uomini. Dopo Davide, il popolo ha spesso sognato un Messia potente, capace di restaurare un regno forte, vincere i nemici e assicurare prosperità. Anche la religione, talvolta, è stata piegata a questo progetto, diventando sostegno del potere politico o strumento con cui il potere religioso consolidava sé stesso. È una tentazione che attraversa tutta la storia e che non appartiene solo al passato.

Anche oggi il nome di Cristo può essere usato per difendere identità culturali, interessi nazionali, privilegi economici o strategie di consenso, quasi che il Regno di Dio coincida con una certa civiltà occidentale o con un progetto politico.

Ma il Vangelo ci chiede di verificare sempre se il volto del re che seguiamo è davvero quello di Gesù. Per questo il profeta Zaccaria annuncia un re sorprendente: «Ecco, a te viene il tuo re: egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino». Mentre tutti immaginano un sovrano sul cavallo da guerra, Dio manda un re disarmato.

È l’immagine che Gesù realizzerà entrando a Gerusalemme in groppa a un asino. Il suo Regno non conquista con la forza, ma con la mitezza; non domina, ma serve; non crea nemici da abbattere, ma fratelli da riconciliare. Per questo Gesù benedice il Padre: «Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Non perché Dio rifiuti l’intelligenza, ma per ché la presunzione di sapere impedisce di accogliere una logica tanto diversa.

I piccoli sono coloro che non confidano nel potere, nel denaro o nel prestigio; sanno di avere bisogno di essere salvati. Agli occhi del mondo sembrano ingenui. Si dice che per contare bisogna imporsi, farsi rispettare, costruire alleanze di convenienza, occupare gli spazi del potere. Gesù, invece, si presenta mite e umile di cuore. Per questo molti lo ritengono inefficace. Eppure è proprio così che Dio cambia la storia.

I piccoli del Vangelo erano schiacciati non solo dalla povertà, ma anche dal peso di una religione trasformata in un sistema di obblighi e privilegi, spesso funzionale al prestigio di alcuni. Gesù non aggiunge altri pesi: offre il suo giogo, quello dell’amore, della misericordia e della libertà dei figli di Dio.

Anche la Chiesa deve continuamente vigilare su questa tentazione. Ogni volta che cerca di imporsi invece di servire, che misura la propria forza con il consenso, l’influenza o la vicinanza ai potenti, rischia di dimenticare il suo Signore. Il cristianesimo non è chiamato a identificarsi con una “società cristiana” da difendere a ogni costo, ma a rendere presente, dentro ogni società, il volto del Re mite e umile.

Il Regno di Dio cresce così: non dove qualcuno riesce a dominare gli altri, ma dove qualcuno assume il cuore di Cristo. È lì che i piccoli trovano ristoro ed è lì che il mondo, spesso senza accorgersene, comincia davvero a cambiare.

Molti cercano i grandi per aiutare i piccoli: noi cerchiamo i piccoli con la convinzione che sono loro che possono salvare anche i grandi.

p. Pio Parisi